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EQUITALIA, COME DIFENDERSI DAGLI SQUALI DEL FISCO 0

TUTTI GLI SCANDALI DEL VATICANO | 12:44 | , , , ,

 AVEVATE UN RAFFREDDORE E NON AVETE POTUTO PAGARE IN TEMPO LA CARTELLA ESATTORIALE DI EQUITALIA?SIETE IN RITARDO DI UN GIORNO E VI HANNO ADDEBITATO MIGLIAIA DI EURO DI MORA?VISTI I TANTISSIMI MESSAGGI RICEVUTI,TORNIAMO SULL'ARGOMENTO SPECIFICANDO COME DIFENDERSI DAGLI SQUALI DEL FISCO

Equitalia non ti fa dormire la notte per le tante multe che ti ha addebitato?Vi capisco è successo a me e a tanti altri.Solo che magari noi abbiamo pagato anche quando non avremmo dovuto.Ma come si dice "a caval donato non si guarda in bocca" e quei soldi non torneranno indietro..Comunque andiamo al punto.
Già nell'articolo dell'altro ieri,si specificava il tema doloroso dell'iscrizione ipotecaria e sul come difendersi.Ecco quindi il punto essenziale dell'articolo che molto di voi forse non avevano capito e che mi permetto di sottolineare vista la sua importanza:

L’iscrizione ipotecaria è illegittima se Equitalia non dimostra la corretta notifica di tutte le cartelle esattoriali per cui procede. Tale prova si ottiene solo con l’esibizione in giudizio, da parte del concessionario della riscossione, delle copie delle cartelle insieme alle rispettive relate di notifica.
Sono queste le conclusioni a cui è giunta la Commissione Tributaria Provinciale di Milano (Sent. CTP di Milano n.75/26/11) come spiegato dall’avvocato Matteo Sances e dal portale d’informazione giuridica Studio Cataldi.Molti ci hanno scritto che questa sentenza è di una commissione tributaria provinciale, non della Cassazione.Come se avessimo scritto che fosse della Cassazione o come se nel commento alla sentenza dell'avvocato Sances si affermasse ciò.Di sentenze del genere ci dicono che ne sono state pronunciate poche.E allora?Sono sempre sentenze,che non faranno giurisprudenza fino ad una sentenza della Cassazione ma che sempre sentenze sono.E questo punto va sottolineato e rimarcato.Anzi sarebbe più opportuno chiedersi il perchè non si sia pronunciata a riguardo.Non vogliamo suscitare euforia,vogliamo giustizia e vogliamo che la Corte si pronunci.Stento a credere che così tanti giudici quali
Commissione Tributaria Provinciale di Milano (PDF Sent. CTP di Milano n.75/26/11)
Commissione Tributaria Provinciale di Parma n.40/01/10
Commissione Tributaria Regionale di Roma n. 82/21/09
Giudice di Pace di Campi Salentina n.559/10
si siano sbagliati..Tra l'altro vi abbiamo raccontato storie al limite dell'inverosimile specie sui pignoramenti.Ricordate quel povero malato di Alzheimer che ha perso la casa per una multa di 63 euro?O quell'imprenditrice sarda costretta a pagare 15.000 euro per il ritardo di un giorno nel versare la rata dell'Iva?E di folli storie(come quelle raccontate qui) ve ne sono a iosa.Ora queste sentenze sono e restano un modo per difendersi da Equitalia e difendersi dai pignoramenti.Tuttavia come c'ha fatto notare una nostra amica di Lo Sai Economia,l'articolo 26 del D.P.R. 602/93 è stato interpretato sia a favore del vessato da Equitalia che,udite udite,a favore della stessa agenzia..Ecco il parere dell'avvocato interprellato dal gruppo Lo Sai:
La commissione tributaria provincile di Catania ad esempio non ritiene che sia una causa di inesistenza, nonostante nei ricorsi noi la indichiamo con riferimento agli articoli di legge........il problema viene dato dall'art.26 del D.P.R. 602/93 che recita " La cartella è notificata dagli ufficiali della riscossione o da altri soggetti abilitati dal concessionario nelle forme previste dalla legge ovvero, previa eventuale convenzione tra comune e concessionario, dai messi comunali o dagli agenti della polizia municipale. La notifica può essere eseguita anche mediante invio di raccomandata con avviso di ricevimento; in tal caso, la cartella è notificata in plico chiuso e la notifica si considera avvenuta nella data indicata nell'avviso di ricevimento sottoscritto da una delle persone previste dal secondo comma o dal portiere dello stabile dove è l'abitazione, l'ufficio o l'azienda..." per noi avvocati la parte dove si legge la notifica può essere eseguita anche mediante invio di raccomandata sta a significare che i soggetti prima indicati possono notificarla in questo modo ( questo è quello che dice la sentenza che voi avete citato e per cui è stata dichiarata inesistente la multa) e solamente loro possono farlo........per molti giudici invece significa che può notificare in questo modo direttamente il concessionario tramite i suoi dipendenti!!!
Siccome la legge viene applicata ed interpretata dagli uomini,non tutti i giudici la applicano!E allora come difendersi?Con lo strumento democratico.Il referendum.E la raccolta firme sta per partire...Quindi meglio firmare anche se sapete come la pensiamo noi sui referendum:arme democratiche ma sovvertibili..Una firma però non costa nulla e può servire a mettere i bastoni tra le ruote ai poteri forti.Provarci non costa nulla in fondo.


EQUITALIA NON SI PAGA. TUTTE LE MULTE VIA RACCOMANDATA SONO STATE ANNULLATE. 0

TUTTI GLI SCANDALI DEL VATICANO | 15:02 | , , ,

Oggi  San Tommaso è felice di condividere questa notizia, letta in un sito a noi molto vicino..... Grazie Free Italy, sempre pronti a regalarci notizie ad effetto, grazie ancora per il vostro costante impegno, siamo contenti di aiutarvi nel diffondere la buona nuova.....


SENTENZA STORICA. UN GIUDICE HA DICHIARATO NULLE TUTTE LE MULTE INVIATE DA EQUITALIA VIA RACCOMANDATA. RISULTATO: TUTTE LE NOTIFICHE SONO NULLE E NON DOVETE PAGARE NULLA! FINALMENTE LA MAGISTRATURA VIENE INCONTRO AI CITTADINI E LI DIFENDE DALLO STROZZINAGGIO DI STATO! DIFFONDETE LA NOTIZIA, NOI DI FREE-ITALY.INFO CONTINUEREMO A PASSARLA AFFINCHE' TUTTI CONOSCANO LA VERITA'.



di Free-Italy.info
Iniziare la giornata con una notizia così penso sia il sogno di ogni cittadino vessato da Euitalia.Non è fortunatamente il nostro caso,ma personalmente mi metto nei panni di chi,e sono ahimè tanti,si trovano in quella brutta situazione.Andiamo al punto veloce veloce.Non dovete pagare assolutamente le multe che Equitalia vi ha inviato via raccomandata perchè un giudice le ha dichiarate nulla.Mi pare giusto che almeno la notifica la debbano fare di persona,giusto per rendersi conto del male che stanno facendo o che stanno per fare..Ora di conseguenza le multe non le dovete pagare..Già magari neanche avevate i soldi per farlo,ma non è questo il punto.Perchè molti cittadini vessati da Equitalia,come quel povero malato di Alzheimer di 63 anni,hanno perso casa e dignità per queste multe via raccomandata non pagate.E allora mi aspetto giustizia.Perchè se nulla era la notifica,nulle sono anche le conseguenze derivate da un mancato pagamento.E' logica spiccia,ma sere quanto basta a capire l'importanza della sentenza che tu cittadino vessato da Equitalia devi usare per bloccare quest'infame strozzinaggio di stato.Almeno fino a quando non si riuscirà attraverso un referendum ad abolire Equitalia.Cosa che accadrà grazie alla raccolta firme promossa dal Senatore Pedica dell'Idv e sponsorizzata anche da un gruppo Facebook a cui vi invito per un'ampia diffusione dell'iniziativa.

LA SENTENZA DELLA COMMISSIONE TRIBUTARIA PROVINCIALE DI MILANO E IL COMMENTO DELL'AVVOCATO MATTEO SANCES
Sentenza rivoluzionaria.Una vera arma a doppio taglio che verrà sfruttata in tutte le sedi dalle associazioni dei consumatori.E' per questo che va un sentito grazie all'avvocato Matteo Sances che si è prodigato a ricercare la sentenza e divulgare le fonti,nonchè alla Redazione di Pensare Liberi News da cui ho appreso la notizia..Attenzione fonti..Infatti,cosa ancor più sconcertante,in realtà sono più di una perchè varie sono le sentenze,vecchie di qualche mese,uno o due anni!!!
Ora che ne entrate in possesso,cari cittadini potete divulgarle al vostro avvocato che studiandosi le carte potrà fare i giusti ricorsi!Non mi dilungo di più,vado alla fonti direttamente.Eccole qua:

  1. Commissione Tributaria Provinciale di Milano (PDF Sent. CTP di Milano n.75/26/11)
  2. Commissione Tributaria Provinciale di Parma n.40/01/10
  3. Commissione Tributaria Regionale di Roma n. 82/21/09
  4. Giudice di Pace di Campi Salentina n.559/10
Ed eccovi adesso il commento dell'Avvocato Mances alla sentenza:
L’iscrizione ipotecaria è illegittima se Equitalia non dimostra la corretta notifica di tutte le cartelle esattoriali per cui procede. Tale prova si ottiene solo con l’esibizione in giudizio, da parte del concessionario della riscossione, delle copie delle cartelle insieme alle rispettive relate di notifica.
Sono queste le conclusioni a cui è giunta la Commissione Tributaria Provinciale di Milano (Sent. CTP di Milano n.75/26/11; liberamente visibile qui nella Sezione Documenti), secondo la quale il concessionario e l’ente impositore “si riferiscono alla definitività di un atto prodromico (la cartella di pagamento) assunto divenuto definitivo senza produrlo e comprovarne la definitività nei riguardi del ricorrente”.In pratica, i giudici evidenziano l’onere del concessionario di produrre in giudizio sia gli atti precedenti l’iscrizione ipotecaria (ossia le cartelle esattoriali) e sia le relative relate di notifica.Solo in questo modo il concessionario può contrastare l’eccezione del contribuente che eccepisce in giudizio la mancata notifica delle cartelle. Il più delle volte, invece, il concessionario si limita a produrre in giudizio solamente le relate di notifica (oppure le ricevute di ritorno delle cartelle spedite per posta) senza tuttavia produrre in giudizio copia degli atti. Ebbene, tale comportamento se da una parte prova la ricezione di un atto dall’altra non prova assolutamente il contenuto dell’atto stesso. Ciò è stato specificato a chiare lettere da numerose pronunce, tra cui è bene citare la sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Parma n.40/01/10, quella della Commissione Tributaria Regionale di Roma n. 82/21/09 ed infine quella del Giudice di Pace di Campi Salentina n.559/10 (tutte visibili su http://www.studiolegalesances.it – Sez. Documenti).In particolare, quest’ultima sentenza chiarisce espressamente che “l’Ente incaricato per la riscossione, ha sempre l’obbligo di produrre l’atto a cui si è fatto riferimento (nella specie la cartella esattoriale)” ed ancora, in riferimento alla contestazione del contribuente, specifica che “E’ come se il debitore cambiario, prima di pagare il credito vantato dal presunto creditore, chiede con diritto di essere posto a conoscenza del titolo cambiario da lui sottoscritto in forma autografa ed il creditore che ne richiede il pagamento ha l’obbligo di esibire il titolo”.Il Giudice di Pace, infine, in riferimento alla mancata esibizione della cartella, chiarisce ancora che “Tanto meno va considerata prova a tutti gli effetti la copia della cartolina di avvenuta notifica della cartella esattoriale, senza la produzione della cartella medesima…”.Ci si augura, dunque, che tutta la giurisprudenza si orienti in tal senso, in modo da assicurare la massima garanzia di tutela al cittadino/contribuente, il quale, prima di essere soggetto ad azione esecutiva, ha il diritto di essere informato esaustivamente dei debiti tributari dovuti.
Avv. Matteo Sances
Proprio in merito a questi temi, si segnala anche un articolo apparso sul quotidiano “Il Giornale”,il 6 ottobre 2010, con breve commento ad opera sempre dell'Avv. Matteo Sances visibile qui.
Con l'augurio che questa notizia possa essere ai nostri lettori di aiuto chiediamo la massima divulgazione e pubblicazione sui vostri profili Facebook,nei gruppi e nelle pagine.Aiutiamo chi è nei guai con Equitalia!Aiutiamoli facendogli conoscere questa notizia!Vi ricordo che quasi tutte le notifiche sono via raccomandata,quindi quasi tutte sono nulle!!Massima divulgazione cari lettori di free-italy.info!

Redazione Free-Italy.info

Il paese che cacciò Equitalia risparmia 20mila euro l'anno 0

TUTTI GLI SCANDALI DEL VATICANO | 16:54 | , , ,

A Calalzo di Cadore il sindaco ha messo alla porta gli esattori: il Comune riscuote i tributi direttamente. "Così abbiamo guadagnato"

 

 

Ci starebbe pure la scritta sul cartello, “Comune de-equitalizzato”. Calalzo di Cadore, Cialàuz in lingua ladina: da Belluno sali e ti ritrovi circondato dalla meraviglia delle Dolomiti, di fronte il lago artificiale nato dalla grande diga. Il sindaco si chiama Luca De Carlo, politicamente originario di Alleanza Nazionale «ma indipendente, non mi faccio ingabbiare, io»: è lui che, lo scorso agosto,  piazzò davanti all’albergo che ospitava Umberto Bossi lo striscione «scegliamoli noi», per rimarcare la necessità di una legge elettorale che permetta ai cittadini di indicare i loro rappresentanti in Parlamento.  
Ma qui, visto anche il periodo, si parla di tasse. Perché proprio Calalzo ha deciso di mettere alla porta gli esattori di Equitalia. Cosa che, tanto per cominciare, ha portato al piccolo Comune anche un vantaggio economico mica da ridere: «Quando sono stato eletto, il servizio di riscossione dei tributi era esternalizzato proprio a Equitalia, sia per quanto riguarda i tributi ordinari, tipo la tassa sui rifiuti e quant’altro, sia per le riscossioni coatte. Noi abbiamo subito deciso di tornare a occuparci direttamente dei tributi ordinari, e già così abbiamo calcolato un risparmio di circa 20mila euro all’anno». Restava la riscossione coatta, quella che spesso porta a sanzioni più o meno pesanti per il cittadino inadempiente. «Ecco: dalla fine di novembre ci siamo ripresi anche quella. Abbiamo incaricato la Comunità montana Valbelluna, che già da anni lavora nel campo. E però, di fatto, il cittadino può venire qui, in Comune, a parlare della sua eventuale situazione di difficoltà».
In realtà esiste una legge, la 166/2011, che già prevede che i Comuni non si appoggino più a Equitalia. Eppure il caso di Calalzo resta un’eccezione. «Sono tanti i miei colleghi che, su questo punto, si mostrano refrattari. Anche la stessa Anci. Posso pure comprenderli: delegando l’incasso delle imposte a Equitalia ci si toglie una bella grana. Senza contare che, nelle grandi città, diventa molto più complicato impostare rapporti personali fra istituzioni e cittadini». Invece voi avete deciso diversamente. «Sì. Ma attenzione, non è che da noi gli imbroglioni siano più tollerati. Anzi:  io conosco tutti i 2.250 residenti del Comune che amministro, le situazioni familiari, gli eventuali disagi, ogni tipo di problema. Impossibile che qualcuno possa fare il furbo.  E però proprio per questo motivo non mi sembra giusto nascondermi dietro le cartelle esattoriali di Equitalia, che troppe volte rischiano di affossare definitivamente una difficoltà magari passeggera - e qui bisogna però precisare che non esiste alcuna comprensione per quei cretini che minacciano o mettono le bombe. In ogni caso, chi ha un problema deve venire da me, in municipio. E una soluzione si trova».
Reazione della cittadinanza? Entusiasta, dice il sindaco. «Ma è ovvio, così si accorcia la distanza fra amministratore e amministrato. Senza contare che, facendo i conti, è venuto fuori che adesso, per quanto riguarda i tributi ordinari, i cittadini pagano addirittura più puntualmente». E come lo spiega? «Non è così strano. Se non gli mandi l’esattore, che naturalmente applica i regolamenti senz’alcuna cognizione, tutto diventa più gestibile. La gente si rende conto che i soldi delle imposte vanno poi a vantaggio di tutti. Anche loro».

di Andrea Scaglia

EQUITALIA, QUANDO UN GIORNO DI RITARDO COSTA 10.000 EURO 0

TUTTI GLI SCANDALI DEL VATICANO | 14:09 | , , ,

Fare gli imprenditori in Italia è roba da eroi. Se poi si lavora con le pubbliche amministrazioni, bisogna mettere in conto i molteplici ritardi nei pagamenti delle fatture, che si riflettono in altrettanti ritardi nei confronti dei fornitori, delle banche, dei dipendenti dell’azienda, se ce ne sono.

Ma la storia di Maria Rita Mura e della sua ditta, la Sarda Semafori Snc, dimostra come a volte il peggior nemico dell’imprenditore onesto sia proprio lo Stato. «Equitalia mi ha trattata peggio di un evasore- racconta sull’orlo delle lacrime- e tutto per aver pagato una rata con soltanto un giorno di ritardo».

La Sarda Semafori è stata fondata a Sassari nel ’97. Gli affari sono andati bene all’inizio, anche se con l’ingresso dell’euro tutto è diventato più difficile. «Facciamo segnaletica stradale, impianti semaforici e illuminazione pubblica, ma per non essere costretti ad assumere abbiamo ridotto le commesse. Infatti, finché tocca a me e ai miei familiari aspettare prima di poter prendere uno stipendio è un conto. Ma non potrei chiedere a dei dipendenti lo stesso sacrificio».

Com’è possibile che un’azienda sana si ritrovi all’improvviso sull’orlo del burrone, a un passo dalla chiusura? Il peccato originale della Sarda Semafori risale al 2006: «Per avere un po’ di respiro, abbiamo deciso di rateizzare l’Iva al prezzo di un 10 per cento di interessi in più».

Il 7 luglio 2009 la signora Maria Rita Mura riceve dall’Agenzia delle Entrate una comunicazione relativa alla determinazione dei versamenti rateali: sono 20 rate da circa 665 euro l’una, da pagare ogni tre mesi circa. In tutto poco più di 13mila euro.

Ma il 30 novembre 2009, giorno di scadenza della seconda rata, il collegamento internet della banca non funziona. «Ci ho provato in tutti i modi ma non c’è stato verso di inoltrare il modello f24-racconta la signora Mura- così ho riprovato il giorno dopo e ci sono riuscita.

Certo, se avessi saputo che cosa avrebbe comportato questo piccolo ritardo, sarei andata in capo al mondo a pagarla». Passa il tempo e l’azienda continua a versare le rate una dopo l’altra, fino a quando il 24 giugno 2011 i nodi vengono al pettine: Equitalia notifica una cartella di pagamento da 15.290,98 euro da pagare all’Agenzia delle entrate entro 60 giorni (poi ridimensionato a 14.611,80).

«Dopo lo choc iniziale mi sono informata: la causa era proprio quel ritardo di un giorno nella seconda rata dell’Iva, due anni fa». La signora Mura cerca possibili soluzioni, presidia l’Agenzia delle Entrate in preda alla disperazione.

«Ma cosa devo fare? Devo chiudere la mia azienda a causa di un pagamento in ritardo di 24 ore?». Alla fine riesce a ottenere almeno un consiglio: è necessario rivolgersi alla Commissione provinciale tributaria di Sassari e fare ricorso avverso la cartella di pagamento.





Tramite il suo commercialista, la signora Mura fa ancheistanza di sospensione e a questo punto, più tranquilla, continua a pagare il resto delle rate dell’Iva. Qualche tempo dopo il Comune di Oristano cerca di pagare una fattura alla Sarda Semafori, ed è così che l’azienda scopre di avere la partita Iva sotto osservazione al punto chequalsiasi pagamento sopra i 10mila euro viene automaticamente pignorato da Equitalia.

«Pensavo che avendo presentato istanza di sospensione la questione fosse congelata, invece no, perché la Commissione provinciale tributaria sta esaminando ancora le pratiche di aprile e chissà quando passerà alla mia». Nel frattempo l’Agenzia delle Entrate ha annullato la rateazione dell’Iva, ma la signora Mura non lo sa ed è per questo che paga anche la rata del 30 novembre 2011. I soldi di certo non le tornano indietro.

Equitalia è soddisfatta solo con il pignoramento della fattura saldata dal Comune di Oristano: prende alla Sarda Semafori 14.611,80 euro che si aggiungono ai circa 7mila euro corrisposti con il pagamento delle prime dieci rate dell’Iva.

«Insomma: dovevo pagare 13mila euro, e alla fine ne ho sborsato 21mila!». Se per caso, tra molti mesi, la Commissione provinciale tributaria darà ragione alla signora Mura, ancora non sarà finita: «Se vorrò ottenere il rimborso, dovrò pagarmi un avvocato e fare causa allo Stato».

Nel frattempo però i problemi non sono finiti: il pagamento della fattura è stato anticipato dalla banca, alla quale ora l’azienda deve restituire il danaro. «E per fortuna ancora non mi hanno tolto i fidi. Si stanno dimostrando comprensivi, così come i fornitori, ai quali ho chiesto di avere pazienza.

Se la gente aspetterà, allora ho qualche speranza di tenere aperta l’azienda. Mi stanno aiutando tutti…a parte lo Stato, che mi sta trattando peggio di una criminale. E dire che ho sempre pagato».

Il decreto legislativo 462 del 18/12/1997 sulle procedure di liquidazione, riscossione e accertamento all’articolo 3, afferma che «il mancato pagamento anche di una sola rata comporta la decadenza della rateazione e l’importo dovuto per imposte, interessi e sanzioni in misura piena, dedotto quanto versato, è iscritto a ruolo».

Ma la Sarda Semafori non ha omesso alcun pagamento, ha solo versato una rata con un giorno di ritardo. «Possibile che sia la stessa cosa?».

La signora Mura ha scritto a Palazzo Chigi, e anche al ministro del Lavoro Elsa Fornero, «in modo che pianga un po’ anche per me. Voglio raccontare la mia storia a tutti per sapere se sono l’unica ad aver vissuto quest’esperienza o se, come credo, ci sono altri imprenditori nella mia situazione».

Brunetta non paga la tassa sui rifiuti ... Equitalia sospende la pratica! (video) 0

TUTTI GLI SCANDALI DEL VATICANO | 05:37 | , , , ,





Servizio mandato in onda da Report ... stando a quanto denuncia la Gabanelli, l'ex ministro Renato Brunetta non ha pagato la tassa sui rifiuti ... ed Equitalia cosa fa?

Trattamento speciale per l'allora ex ministro ... notifica di mancato pagamento inviata al suo ministero (e non alla sua abitazione privata come ogni cittadino) e la pratica viene sospesa ... cosa inusuale per noi contribuenti, visto che per la gente comune, in casi del genere, scatterebbero gli interessi che farebbero aumentare vertiginosamente l'importo totale di giorno in giorno ... ma a quanto pare non vale per l'ex ministro!

Naturalmente (come spiegano nel video) Brunetta rifiuta qualunque intervista, negando qualsiasi chiarimento, e anzi querelando quelli di Report!