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Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha dichiarato che nel 2012 lo stato d'Israele aumenterà del 6% i fondi destinati alla difesa, per un valore di circa 780 milioni di dollari.
Nel corso di una conferenza stampa il premier ha sottolineato che un eventuale taglio della spesa bellica sarebbe stato un errore irrimediabile, considerando la complicata situazione politica nell'aerea intorno ad Israele. Le risorse per i nuovi finanziamenti saranno reperite dai fondi di bilancio destinati ad altri dicasteri.
Nei giorni scorsi le Forze Armate israeliane avevano reso noto che da qui alle prossime settimane in collaborazione con gli USA verranno svolte delle esercitazioni di difesa da un attacco missilistico senza precedenti per la loro scala.
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|  |  | La situazione nel Golfo Persico si sta arroventando. Nonostante l’avvertimento da parte dell’Iran, gli USA hanno dichiarato di intendere continuare a rafforzare il raggruppamento di portaerei nella regione. Gli esperti dicono che le Parti solo si sono scambiate le minacce e si sono già trovate sull’orlo dello scoppio di reali azioni militari.
Oggi si sono concluse le esercitazioni militari dell’Iran “Velajati-90” nella zona dello Stretto di Hormuz interessato dal 40 % del trasporto marittimo del petrolio verso l’Europa e gli USA. I militari iraniani hanno minacciato di bloccare lo Stretto. Gli Usa hanno reagito subito: nella zona delle esercitazioni è stato introdotto un raggruppamento d’attacco con alla testa la portaerei John C. Stennis.
In risposta il Comandante Supremo in Capo l’Aatollah Salehi ha minacciato di guai gli USA se il raggruppamento navale sarà ingrandito, e ha dichiarato che il suo Paese è pronto a far fronte a tutte le minacce e dispone di tutto il necessario a questo scopo. Gli Usa hanno risposto che continueranno l’operazione finalizzata a garantire la sicurezza e la stabilità nella regione. Per il momento le azioni delle Parti ricordano di più una dimostrazione di muscoli poiché in realtà nessuna delle Parti ha bisogno di guerra,- dice l’orientalista russo Boris Dolgov:
L’Iran non ha bisogno di conflitto con gli USA poiché non possiede una forza sufficiente per far fronte agli USA che per di più hanno alleati forti – lo stesso Israele. Quanto agli Usa, nella loro attuale amministrazione c’è un lobby filoisraeliano ma anche un lobby che di un altro tipo che rappresenta gli interessi delle persone che non vogliono lo scatenarsi di un conflitto militare con l’Iran. Qui tutto dipende dalle decision concrete dei dirigenti politici.
Le autorità statunitensi sono convinte che l’Iran si è deciso a dimostrare i muscoli militari sotto l’effetto di dure sanzioni internazionali. Il capo del Servizio stampa del Dipartimento di Stato americano Victoria Nuland ha dichiarato a tale proposito che i vertici iraniani stanno provocando un conflitto nell’arena internazionale per distogliere l’attenzione dei cittadini dai problemi economici interni. È un’ipotesi abbastanza audace: per il momento l’Iran è riuscito a far fronte alle sanzioni ma sta tentando di prevenirne l’intensificazione,- ritiene Boris Dolgov:
Se sarà introdotto un embargo sull’importazione del petrolio dall’Iran – e proprio in ciò consiste l’attuale minaccia dell’Occidente,- le sanzioni avranno un effetto doloroso sull’economia iraniana. Mentre l’importazione c’è l’Iran ottiene valuta ed mezzi finanziari assai grandi e, quindi, è in grado di far fronte alle sanzioni di altro tipo.
L’attuale situazione è pericolosa per il fatto che in caso di avvio di una campagna militare, sia pure ridotta, nel Golfo Persico, in pochi giorni il conflitto può assumere un carattere globale. Vi saranno coinvolti tutti i paesi della regione. Non sarà affatto una guerra di tutti contro l’Iran. Anche esso ha i suoi alleati,- ritiene Lidia Kulaghina,collaboratrice scientifica superiore dell’Istituto di Orientalistica presso l’Accademia delle Scienze Russa:
Le potenze regionali, naturalmente, sono contro tutte le azioni militari nella regione. Poiché tutte le azioni militari, sia pure parziali, anche le operazioni con l’impiego di aerei, provocherebbero attacchi di ritorsione da parte dell’Iran. In riferimento ai paesi del Golfo Persico, essi hanno un atteggiamento più negativo verso l’Iran. I motivi sono diversi: innanzitutto è il problema degli sciiti. Poi è la politica nculeare dell’Iran che suscita la reazione negativa. Ma alcuni paesi, tra cui la Turchia o il Libano, in caso di scoppio di una guerra non saranno nemici dell’Iran. Anzi questi paesi provvederanno a sostenerlo!
L’alleato principale dell’Iran è la Siria. All’Occidente non garbano i regimi politici di entrambi i paesi. L’obiettivo tacito di tutte le azioni degli USA nel Medio Oriente rimane quello di rimuovere Mahmud Ahmadinijad e Bashar Assad. A ragion del vero si deve dire che per il momento Washington non riesce realizzare lo “scenario libico” in nessuno di questi paesi. Lo si deve, in larga misura, al fatto che l’ONU ed altri grandi partner internazionali come la Russia e la Cina continuano ad opporsi a tutte le azioni militari contro l’Iran e la Siria. Per esempio, la Cina ha già condannato il fatto che Baraq Obama ha firmato un progetto legge su nuove sanzioni economiche contro l’Iran. La Russia continua ad insistere sulla soluzione diplomatica dei problemi.
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Israele e USA si preparano ad esercitazioni di difesa antiaerea senza precedenti per proporzioni. Secondo il comando militare israeliano, le esercitazioni si terranno nelle prossime settimane ed avranno il nome in codice “Sfida severa 12” (“Austere Challenge-12”).
Nel corso delle manovre si prevede di testare il sistema antimissile modernizzato “Hez 3” (“Freccia 3”) destinato ad intercettare missili balistici già nella stratosfera. Stando ai militari, queste esercitazioni sono state da tempo programmate e non hanno attinenza con gli avvenimenti correnti, in particolare con i test missilistici effettuati dall’Iran.
fonte
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Turchia

Il governo israeliano ha cancellato un contratto di 141 milioni didollari per la fornitura alla Turchia di un avanzato sistema di intelligence aerea, come confermato dagli stessi funzionari israeliani Venerdì 23 dicembre. La mossa sembra rispecchiare una rivalutazione strategica dei legami con la Turchia, ormai considerato un ex alleato.
La ragione sembra essere l'elevata preoccupazione di Israele che, a detta di un funzionario, teme che la tecnologia possa finire nelle mani di regimi ostili, come per esempio quello Iraniano.Il contratto tra le industrie militari israeliane (che ha sviluppato le tecnologie) e l'esercito turco è stato firmato due anni fa, quando le relazioni tra i due stati godeva di una salute migliore, ma la prima consegna di attrezzature era prevista per queste settimane. Il ministero Israeliano della Difesa, che rilascia le licenze di esportazione per tutte le consegne, ha dunque deciso Giovedi di bloccare definitivamente l'affare.Non c'è stato alcun commento immediato da parte turca sulla cancellazione del contratto. La decisione è probabilmente scattata dopo un'attenta riflessione all'interno del governo israeliano.
Il ministero della Difesa ha affermato in un comunicato che "non siamo soliti divulgare informazioni e particolari considerazioni sulle decisoni di difesa e politica".La dichiarazione afferma che tali decisioni "sono prese in modo professionale e secondo le specifiche considerazioni diplomatiche e di sicurezza".Ma in un apparente tentativo di impedire un ulteriore deterioramento delle relazioni turco-israeliano, i funzionari della sicurezza israeliana hanno aggiunto che la decisione non è stata direttamente collegata alle relazioni generali tra i due paesi.
Le nuove attrezzature che avrebbe dovuto fornire Israele alla Turchia altro non sono che un sistema ottico basato sulla tecnologia radar, che puo' essere installato sotto le ali degli aeromobili e dare un quadro chiaro di ciò che accade sul terreno in qualsiasi condizione atmosferica, giorno e notte. È stato sviluppato da società controllate da Israel Aerospace Industries e Elbit Systems, che è quotata al NASDAQ e alla Borsa di Tel Aviv.La Turchia, membro della NATO, in passato è stato classificato come il più stretto alleato di Israele nel mondo musulmano. I legami tra le forze militari dei due paesi sono sempre stati particolarmente forti.Ma le relazioni hanno cominciato ad inasprirsi definitivamente nel mese di maggio 2010 dopo gli scontri registrati tra un commando israeliano e una barca di protesta turca, durante i quali sono stati uccisi otto turchi e un americano di origine turca.A settembre, dopo che Israele ha rifiutato di scusarsi per i morti, le relazioni diplomatiche con la controparte turca hanno raggiunto il livello più basso, seguito dall'espulsione dell'ambasciatore israeliano dal paese. Il ministro degli Esteri della Turchia, Ahmet Davutoglu, ha dichiarato che il contratto appena annullato da parte di Israele altro non è che l'ultimo eccezionale dato che prova il deterioramento dei legami fra i due paesi.Il funzionario delle industrie militari israeliano ha detto che nonostante le dichiarazioni turche di tagliare tutti i legami militari, i rapporti di lavoro fra le industrie militari israeliana e turca sono stati buoni fino a Giovedi. Infatti Israele è stata riluttante nell' inviare squadre di tecnici in Turchia per fornire il servizio di assistenza previsto dai contratti precedenti. In ogni caso, la Turchia ha inviato attrezzature in Israele per le riparazioni.