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UNILEVER..... REGINA DELLA VIOLENZA 0

TUTTI GLI SCANDALI DEL VATICANO | 10:58 | , , , , , , , , , , , , ,

Oggi San Tommaso si occupa ancora una volta di multinazionali. Sconosciuta ai piu' (forse.....) la UNILEVER puo' ''vantare'' un'ampia gamma di reati, dallo sfruttamento dei lavoratori ovviamente sottopagati, passando per inquinamento e test animali. Beh, che dire??? Complimenti, avete attirato la nostra attenzione. Siete pronti???                                                                       
                                                                                  
                                                                                

                                                                              STORIA

Unilever nasce nel 1930 dalla fusione di due società, l'inglese Lever Brothers e l'olandese Margarin Unie. Gli anni trascorsi tra il 1930 e i giorni nostri hanno visto questa azienda protagonista di un'ascesa ed un'espansione che l'hanno resa una tra le multinazionali più potenti sul mercato. Oggi Unilever può contare su un ventaglio di marche (nel campo dell'alimentazione, bevande, prodotti per l'igiene e per la casa) sia global che local, molte delle quali dominanti nei loro settori di vendita. È presente in 90 paesi con 200 filiali e si presenta come il gruppo più importante nel settore dei beni di largo consumo.

Oggi la multinazionale alimentare e chimica è presente in 75 paesi ed è classificata al 43° posto della graduatoria mondiale. Fattura 88.000 miliardi di dollari e impiega 267.000 persone.


                                                                             PRODOTTI

La Unilever Italia occupa i primo posto tra le imprese alimentari italiane (opera attraverso cinque società autonome che fanno capo a Unilever Italia s.p.a. e sono Sagit, Lever Fabergè, Van Den Berg, Calvin Klein Cosmetics, Diversey), è azienda leader nel mercato degli oli d'oliva, dei surgelati, del tè, delle margarine e dei gelati. Inoltre, è il più grande commerciante al mondo di the di cui è anche un grande produttore attraverso la propria filiale Brooke Bond.

Oggi è presente nei mercati di tutto il mondo con i seguenti prodotti:

•    DETERSIVI: Coccolino, Omo, Bio Presto, Svelto, Vim, Cif, Lysoform, Surf
•    SAPONETTE: Lux, Dove, Rexona
•    SPAZZOLINI: Gibbs
•    DENTIFRICI: Durban's, Benefit, lose-up Pepsodent, Mentadent
•    CREME: Leocrema, Cutex
•    SHAMPOO: Clear, Elidor, Axe, Denim, Dimension, Dove, Timotei
•    COSMETICI: Atkinson
•    PROFUMI: Fabergè, Brut 33
•    ALIMENTARI: Milkana, Gradina, Rama, Maya
•    MARMELLATA: Althea
•    GELATI: Algida, Carte d'Or, Eldorado, Magnum, Solero, Sorbetteria di Ranieri
•    SURGELATI: Findus, Genepesca, Igloo
•    OLIO: Bertolli, Dante, Friol, Maya
•    MAIONESE: Calve', Mayo', Top down
•    TE' : Lipton, TE'ati


                                                                    PARADISI FISCALI

Secondo il Rapporto annuale 2009 Unilever, la società ha filiali nei seguenti paesi: Andorra, Antigua, Bahamas, Barbados, Belize, Bahrain, Brunei, Costa Rica, Cipro, Dominica, Grenada, Guatemala, Hong Kong, Irlanda, Liberia, Lussemburgo, Malta, Isole Marshall, Mauritius, Monaco, Antille Olandesi, Panama, Filippine, Samoa, San Marino, Seychelles, Singapore, St Lucia, St Kitts e Nevis, Saint Vincent e Grenadine, Tonga, Uruguay e Vanuatu, tutti paesi che erano in lista ECRA di paradisi fiscali aziendali.


                               PRODOTTI GENETICAMENTE MODIFICATI E GELATI

La multinazionale Unilever, che controlla oltre il 40% del mercato italiano del gelato confezionato, vuole lanciare in Italia il “gelato al merluzzo” o meglio alla proteina artificiale copiata con la bioingegneria dal ´macrozoarces americanus´, una specie di merluzzo che vive nelle acque atlantiche più fredde. L’intento di Unilever è quello di abbassare così la temperatura a cui si formano i cristalli di ghiaccio e realizzare gelati con forme più complicate e più “gradevoli” alla vista, soprattutto dei bambini.
Unilever ha affermato che una miscela solida potrebbe essere creata e usata, che mantiene la forma delineata senza l'uso eccessivo di grassi e crema. La richiesta di utilizzare la tecnologia era stata presentata alla Food Standards Agency, e Unilever ha detto che la tecnologia è stata già precedentemente messa in atto negli Stati Uniti come in altre parti del mondo. La società ha sostenuto che nessun materiale OGM rimarrebbe nel prodotto finale.

Nell'ottobre 2008 Ethical Consumer ha scritto ai vertici Unilever allegando un questionario che comprendeva una domanda sull’uso o meno di una politica di modificazione genetica. L'azienda ha risposto che "Riconosciamo che l'opinione pubblica sulle biotecnologie, come ad esempio l'uso di ingredienti geneticamente modificati negli alimenti, è ancora in evoluzione e che il dibattito e il consenso dell'opinione pubblica stessa è in fasi diverse in differenti regioni del mondo. Le nostre aziende sono libere di usare ingredienti derivati da semi geneticamente modificati, che sono stati approvati dalle autorità di regolamentazione e che soddisfano i nostri standard di qualità e accettabilità’’.

Secondo la guida di Greenpeace i seguenti prodotti era stati classificati con il rating negativo applicato a "prodotti alimentari che possono contenere ingredienti geneticamente modificati o essere derivati da animali nutriti con colture geneticamente modificate": Pepperami, ragù bianco sugo lasagne, Ben & Jerry gelato, Magnum, Solero, Pollo Salse Stasera reamy, Minimilk, Bovril, Elmlea, maionese Hellman, e brodo di pollo Knorr, prosciutto salsa cremosa salsa olandese salsa, e il prezzemolo.
IL THE

Unilever, con la consociata Brooke Bond (proprio quella che si occupa del marchio Lipton) coltiva tè in paesi come l'India, il Kenya, la Tanzania, Malawi e lo Zaire per una superficie globale di circa 17'000 ettari. Le critiche vanno alle condizioni più che misere dei lavoratori come pure ai salari da fame che percepiscono.

La produzione di tè nello Sri Lanka è cominciata verso la fine del secolo scorso, quando Lipton comperò 10'000 ettari di terra. La popolazione locale si rifiutò di lavorare in quelle piantagioni così Lipton assunse lavoratori Tamil dal sud dell'India. Ma le popolazioni Tamil non sono viste di buon occhio da quelle cingalesi. Cominciarono così tutta una serie di guerre civili tra forze governative e le cosiddette " tigri di liberazione Tamil " (che tutt'ora affliggono il paese).

Sono circa mezzo milione i Tamil che lavorano oggi nelle piantagioni della Unilever, senza diritti politici, senza patria, al limite della soglia di povertà, emarginati dal governo cingalese, come ogni minoranza etnica e non del resto. La tragica situazione dello Sri Lanka affonda le sue radici nel periodo coloniale, in cui la coltivazione del tè ha creato ingiustizie strutturali che permangono tutt'ora : il tè Lipton rimane la memoria e il simbolo di queste ingiustizie.


                                                            RITORSIONE SUI LAVORATORI

Unilever ha filiali in paesi con regimi oppressivi come il Brasile, la Colombia, l'Egitto, l'El Salvador, il Guatemala, Honduras, l'India, l'Indonesia, il Kenya, il Messico, il Marocco, il Perù, le Filippine, il Senegal, lo Sri Lanka, la Turchia e l 'Uganda.

•    RELAZIONI SINDACALI: nel Giugno 89 i lavoratori della Gessy Lever a San Paolo, Brasile, occuparono la fabbrica per rivendicare paghe e condizioni di lavoro migliori; 87 di loro furono licenziati. Sebbene poi i lavoratori ricevettero un aumento di paga, la direzione mancò di riconoscere il consiglio di fabbrica eletto dai lavoratori.

•    SALARI E CONDIZIONI DI LAVORO: nel 1988 membri del sindacato dei lavoratori nella fabbrica Elida Gibbs in Sudafrica scioperarono per il salario minimo. La direzione aziendale ottenne un ordine dalla Corte Suprema che reprimeva i membri del sindacato dall'interferire con la produzione e distribuzione di merci. (Comunque, il sindacato ultimamente ha vinto la sua rivendicazione per un salario minimo mensile di R 195).

Unilever è uno dei massimi responsabili delle gravi condizioni in cui versano milioni di contadini del sud del mondo perchè i suoi metodi commerciali, totalmente ispirati ad una logica di profitto, non garantiscono guadagni dignitosi.

Secondo il sindacato internazionale degli alimentaristi, la controllata Brooke Bond continua a strappare ingenti profitti dalla sua piantagione keniota Sulmac, la più grande del mondo, ove impiega oltre 5000 lavoratori a tempo pieno. Le condizioni di lavoro sono state definite "da manuale del colonialismo".

Secondo il rapporto 2005 di ActionAid 'Power Hungry’ i vertici Unilever sono stati complici di lavoro minorile in Andhra Pradesh, in India. La pubblicazione ha dichiarato che ci sono stati 82.875 i bambini impiegati in aziende agricole di semi di cotone nello stato Indiano meridionale nel 2003-2004 - e che 12.375 dei bambini ha lavorato in aziende multinazionali come la fornitura di Unilever.

Il rapporto sostiene che molti erano bambini lavoratori sotto i 10 anni, l'85% erano ragazze, e earnt un salario medio giornaliero di 14-25 rupie. Molti sono stati gli immigrati da caste basse, che sono stati venduti in schiavitù per debiti. I bambini erano soliti subire l’impollinazione incrociata di fiori di cotone a mano per un massimo di 13 ore al giorno, e nel processo sono stati esposti a effetti di pesticidi tossici. Dormitori comuni allocati in piccole capanne erano l’alloggio piu’ usuale, ove si lamentava mal di testa, nausea e convulsioni dovuti alle sostanze chimiche inalate.

Unilever, in Indonesia, Malawi e Kenya, è stato accusato di assumere personale con un contratto temporaneo il che comporta un peggioramento della paga e una diminuzione dei diritti fondamentali, per esempio, pensioni e accesso alle cure mediche. Unilever è stato detto per tenere conto di più del 70% delle esportazioni di tè indonesiano, ed è stato dichiarato  "altamente probabile" che l'azienda influenzato i prezzi nella regione.

Per parlare di casa nostra, infine, nel dicembre del 2007 l'azienda ha licenziato ben 1000 lavoratori della provincia di Cagliari, che hanno risposto con manifestazioni e cortei. Gli operai sostenevano che le motivazioni fossero insufficienti, a fronte di forti incrementi di produttività (sforzi certificati e premiati in ambito internazionale) concretizzati senza innalzare i costi.


                                                                        INQUINAMENTO

La compagnia è stata multata per 5.000 sterline nel 1990 causa il rilascio di 50 tonnellate di acido solforico concentrato dalla sua fabbrica Crossfield Chemicals a Warrington (Gran Bretagna). Secondo il Registro dell'Autorità Nazionale dei Fiumi, nel periodo Gennaio-Marzo 1991 la compagnia ha superato gli scarichi consentiti tre o più volte. Inoltre, tra l'1-9-1989 e il 31-8-1991 la compagnia fu dichiarata colpevole di inquinamento delle acque.

Unilever è stata accusata nel 2008 da Greenpeace per avere contribuito alla deforestazione della foresta pluviale indonesiana acquistando olio di palma da fornitori che non si sarebbero occupati di salvaguardare l'ambiente. L'azienda ha risposto rivelando i suoi obiettivi di acquisto di olio di palma da fornitori certificati entro il 2015.

In India la filiale di Unilever Hindustan Lever è stata accusata di inquinamento ambientale in una zona protetta del sud del paese per avere abusivamente scaricato scarti tossici di mercurio derivanti dalla produzione di termometri.


                                                                       TEST ANIMALI

Per ultimo, ma non ultimo per gravità, quasi tutti i cosmetici della Unilever sono testati sugli animali.

Unilever era su una lista di 'aziende che testano i propri prodotti sugli animali come, per esempio, prodotti di igiene intima e prodotti per la casa che sono stati testati su cavie anche se non richiesto dalla legge.

L'edizione 2009 del Bollettino ‘’Uncaged Campagne’’ dichiarava che vivisettori da Unilever siano stati coinvolti nel 'sacrificio' di 128 topi in un ripetersi di test d’avvelenamento utilizzando ingredienti chimici quali butilparaben e metilparaben.


Le sostanze chimiche coinvolte venne somministrato agli animali come '’cibo di tutti i giorni’’, più veniva effettuato il prelievo di campioni di sangue con un metodo chiamato '’emorragia retro-orbitale’'. Si tratta di una procedura estrema che coinvolge la puntura della cavità oculare. Secondo l'articolo, non vi è stata applicata condanna alcuna per questo metodo d’esaminazione, avvallando dunque l'estrema brutalità di questo test.

Nel Febbraio 1992 Mid Somerset Earth First! lanciò il boicottaggio della Unilever e dei suoi prodotti dietetici integrali, alla luce dei test sugli animali e del comportamento globale verso l'ambiente.
Secondo un comunicato stampa della Humane Society degli Stati Uniti, del 23 agosto 2006, una campagna era stata lanciata per chiedere a 'Ben & Jerry', di proprieta’ Unilever, di smettere l’uso di uova provenienti da allevamenti di pollame in batteria per produrre il proprio gelato. La società assicuro’ di effettuare tale modifica e passare a uova di gallian ruspante, senza pero mai portare a termine tale promessa.     






                                             COMMERCIALIZZAZIONE IRRESPONSABILE

Unipath, filiale della Unilever, è stata criticata da Maternity Alliance per l'offerta di una fornitura mensile di un complesso vitaminico insieme ai kit per il test della gravidanza. I gruppi fanno notare che nel 1990 il Dipartimento della Sanità consigliò alle donne gravide di evitare di prendere integratori dietetici che includono la vitamina A, a causa dei pericoli di difetti nel nascituro.




fonti   1   2   3   4   5


Altissima tensione davanti alla Green Hill 0

TUTTI GLI SCANDALI DEL VATICANO | 08:01 | , , , , , , ,

Medicati e subito dimessi i protagonisti di un episodio specchio del nervosismo che aleggia attorno all'azienda che svezza cani destinati alla vivisezione. Un dipendente dell'allevamento investe due attivisti del presidio e viene aggredito dai manifestanti. Tutti e tre finiscono in ospedale



È bastata una banale provocazione, forse una parola di troppo ad accendere la «polveriera» trasformando in scontro fisico la tensione latente che aleggiava da giorni attorno al presidio di Green Hill di Montichiari.
Alla fine, grazie al tempestivo intervento di carabinieri e Polizia locale, tutto si è risolto con tre persone lievemente ferite e uno scambio di querele incrociato fra un dipendente dell'allevamento di beagle destinati alla vivisezione e due animalisti.

STANDO ALLE TESTIMONIANZE raccolte dai militari della stazione di Montichiari, peraltro molto contrastanti fra loro, la posizione giudiziaria più delicata sarebbe dell'addetto della Green Hill che avrebbe proditoriamente urtato con l'auto due dimostranti.
Un comportamento dettato forse dalla paura di essere aggredito che - stando sempre alla prima ricostruzione dei carabinieri - avrebbe scatenato la reazione di altri manifestanti che avrebbero malmenato il dipendente della struttura del colle di San Zeno. Nulla di grave, comunque. Alla fine tutti i protagonisti dell'episodio poco edificante hanno dovuto ricorrere alle cure del pronto soccorso. I due attivisti sono stati medicati e dimessi con prognosi variabili dai 10 ai 15 giorni a Desenzano. Prognosi di guarigione di una settimana anche per il dipendente della Green Hill che, per ovvie ragioni, ha preferito farsi visitare all'ospedale di Montichiari.
Tutto è cominciato attorno alle 14, quando gli animalisti in presidio permanente per ottonere la chiusura della fabbrica di cavie hanno chiesto l'intervento di Polizia locale e carabinieri denunciando che un'automobile aveva cercato di investirli nei pressi della strada che porta sul colle di San Zeno, prima di allontanarsi.

IN ATTESA DELL'ARRIVO delle forze dell'ordine la situazione è degenerata: alcuni manifestanti esasperati dal pericolo corso poco prima avrebbero cominciato a discutere con il dipendente della Green Hill. Dalle parole si sarebbe passati agli insulti e infine alle minacce. A quel punto, stando alla denuncia degli animalisti, due dimostranti sarebbero stati urtati volontariamente dall'utilitaria guidata dall'addetto dell'allevamento di beagle. In quel momento la situazione è degenerata con l'aggressione sedata dall'arrivo dei vigili e dei carabinieri. Tornata la calma, per tutto il pomeriggio nella caserma dell'Arma sono sfilati i testimoni dell'episodio, che avrà un'inevitabile coda giudiziaria. Gli attivisti del coordinamento Fermare Green Hill hanno denunciato ai carabinieri di essere preoccupati perchè spesso vengono spiati da persone non meglio identificate. Nonostante l'accaduto, però, il presidio non smobilita, anzi per Capodanno sono attesi rinforzi per dare corpo a una protesta che ha già raggiunto risultati incisivi.

A METÀ GENNAIO, praticamente in contemporanea, approderanno in parlamento e in Consiglio regionale due proposte di legge per l'abolizione sul territorio nazionale degli allevamenti di animali per esperimenti scientifici. L'iter del Pirellone, dove si è già trovata un'intesa bi-partisan, potrebbe battere in velocità quello di Camera e Senato. Emblematica a questo proposito la dichiarazione congiunta del Governatore della Lombardia Roberto Formigoni e del presidente del Consiglio regionale Davide Boni: «Chiuderemo in tempi brevi un allevamento diventato la vergogna della Lombardia».
Il provvedimento che metterebbe fuori legge la struttura della multinazionale Marshall, sarebbe abbinato a un piano di ricollocamento dei 30 dipendenti di Montichiari. La dismissione dell'allevamento, insomma, non avrebbe ripercussioni occupazionali.




fonte

Lotta contro la vivisezione, prima condanna in Italia per un laboratorio fuorilegge 0

TUTTI GLI SCANDALI DEL VATICANO | 09:57 | , , , ,

Quattro mesi di carcere per un imprenditore che in pochi anni ha compiuto oltre 1300 esperimenti illegali sugli animali. "Questa condanna è particolarmente importante perché è emessa per un caso di sperimentazione illegale – spiega la Lav - e perché conferma che tutti gli animali sono oggi oggetto della normativa penale sul maltrattamento (legge 189 del 2004), senza distinzione alcuna, anche se oggetto di attività speciale, come in questo caso la sperimentazione animale''
Prima storica condanna in Italia a un laboratorio illegale di vivisezione. Il procedimento penale che ha fruttato una condanna a 4 mesi di carcere per un imprenditore di Mirandola (Modena) è scaturito a seguito dell’intervento delle Guardie zoofile della Lav, coadiuvate dalla Guardia di Finanza, nel gennaio 2011 a cui era anche seguito il sequestro dei più di duecento animali presenti, detenuti miseramente in scaffali di stabulazione, poi salvati dalla associazione animalista.

Nei locali posti sotto sequestro quasi un anno fa erano stati compiuti più di 1300 esperimenti fuorilegge di biocompatibilità e sperimentati oltre 500 sostanze medicinali torturando fino alla morte cavie conigli e criceti.

E come se non bastasse, le operazioni dell’imprenditore modenese sono state affiancate, come scrive la Lav in un comunicato, dall’Università di Modena che ha di fatto prestato il suo nome a un privato che compiva esperimenti abusivi al fine di mettere a punto materiali e dispositivi medici all’interno di una vera e propria cascina, un casolare di campagna in condizione igienico-sanitarie assolutamente precarie.

”Un reato gravissimo, sia per le sofferenze inflitte agli animali sia per l’assenza di garanzie che un laboratorio clandestino può offrire alla collettività, e per il quale dunque avremmo voluto una pena ben più severa – afferma la Lega AntiVivisezione Emilia Romagna – Questa condanna è particolarmente importante perché è la prima emessa in Italia per un caso di sperimentazione illegale e, inoltre, perché conferma che tutti gli animali sono oggi oggetto della normativa penale sul maltrattamento (legge 189 del 2004), senza distinzione alcuna, anche se oggetto di attività speciale, come in questo caso la sperimentazione animale”.

L’episodio si aggiunge ad una lunga e significativa serie di battaglie animaliste contro la vivisezione non più solo ideali ma reali che sta portando i primi importanti risultati. Come ad esempio  l’allevamento lager di cani e roditori destinati al laboratori di vivisezione Stefano Morini di San Polo d’ Enza (RE), chiuso nel 2010, in piedi fin dal 1953 dopo la formazione di uno speciale coordinamento animalista dal nome programmatico “Chiudere Morini” attivo dal 2002.

Altro obiettivo recente delle associazioni, già riportato sul fattoquotidiano.it, è stata la richiesta di chiusura per la Green Hill in provincia di Brescia, altro allevamento lager candidato ad essere uno dei più grossi d’Europa e acquistato da pochi anni dall’azienda americana Marshall Farm Inc., la più grande “fabbrica di cani” da laboratorio al mondo.

Da Montichiari, piccolo e anonimo comune bresciano partono così le cavie vive, in grossa parte inermi cani beagle, destinate ai laboratori di tutto il mondo, dall’America alla Cina, anche se la parte più cospicua di quegli animali resta in Europa.

Carismatiche e bipartisan le figure impegnate in questa lotta: l’ex ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla, che si era già impegnata per finanziare i metodi alternativi alla vivisezione, e l’eurodeputato Idv Andrea Zanoni, che ha depositato un’interrogazione alla Commissione europea per fare luce sulle inadempienze e sui maltrattamenti di Green Hill denunciati dagli animalisti: “Se il canile lager non rispetta le regole allora deve chiudere per sempre”.

Battaglia delle associazioni animaliste, quanto azione del corpo forestale dello stato, è anche la lotta in Emilia Romagna contro il commercio clandestino di cuccioli provenienti dall’est europeo, in massima parte da Ungheria, Repubblica Slovacca, Romania. Un mercato illegale da 300 milioni di euro,  giocato sulla pelle di poveri cani ammassati nei lunghissimi trasporti sottoposti a vaccinazioni ripetute o non vaccinati del tutto, contando su un’organizzazione capillare dei trafficanti che coinvolge allevatori, trasportatori, veterinari e negozianti apparentemente regolari.

Parecchie le azioni del corpo forestale andate a buon fine, anche di recente: il sequestro di cani a Reggio Emilia provenienti dall’Ungheria, o quella condotta dal nucleo della polizia zoofila di Formigine (Mo) contro una sedicente fattoria didattica che ammassava 356 cani di tutte le razze costretti in anguste gabbiate da conigli, provenienti dagli stessi traffici illeciti.

La nota lieta arriva infine dalla battaglia compiuta contro Green Hill: la nuova mascotte del movimento animalista è Tobia, giovane cucciolo di Beagle recentemente salvato dal tavolo operatorio bresciano della multinazionale americana.


FONTE

MARS, UN CIOCCOLATO ''AMARO'' 0

TUTTI GLI SCANDALI DEL VATICANO | 17:21 | , , , ,

La Mars Inc è una delle ditte alimentari piu famose al mondo ma come ogni grande multinazionale nasconde i propri lati oscuri, o per meglio dire amari. 

Dopo aver addolcito molti dei nostri momenti, pero', si viene a scoprire che sapori e proprieta' nutritive sono tali perche testati su animali. Niente di ''strano'', si sanno queste cose vero??? E vabbè, battaglia persa, ma dopo aver visto il video che vi andiamo a proporre vorrei semplicemente che vi poneste una semplice domanda: Fareste fare al vostro cane, gatto o qualsivoglia animale domestico questi test??? Io stesso sono rimasto esterrefatto da questo video che segue, quindi non a tutti ne consiglio la visione 
  





LA STORIA DELLA NASCITA DI MARS INC.


La Mars Incorporated, o Mars, Inc. è una multinazionale americana del settore agroalimentare. Il quartier generale della Mars è situato in Virginia, precisamente a McLean.

Azienda nota principalmente per i prodotti dolciari, nel solo 2004 il colosso ha registrato vendite per 18 miliardi di dollari impiegando 39.000 persone.

L'Azienda con zero debiti per politica interna di autofinanziamento, tuttora (dopo quattro generazioni passate sotto il controllo diretto della famiglia Mars, una delle più ricche famiglie degli USA) la gestione dell'azienda è stata aquistata da membri esterni alla famiglia, anche se i Mars mantengono ancora la proprieta'.

La maggior parte delle attività svolte negli Stati Uniti fanno capo ad una divisione conosciuta come Masterfood, situata ad Hackettstown nel New Jersey mentre per l'Europa si delega la Masterfood Europa, con sede a Bruxelles in Belgio.

L'azienda in origine è stata fondata a Tacoma da Clarence Mars e la moglie, dedita alla vendita di caramelle. Ma nel 1923 Clarence introdusse sul mercato una barretta di cioccolato pratica da consumare, la Milky Way, che ebbe grande successo. Nel 2008 Mars acquista per 23 Miliardi di dollari la Wrigley Jr. Company, azienda leader per chewing gum con un fatturato di 5,4 miliardi di dollari.

Ad oggi il gruppo Mars inc. puo' vantare la proprieta' di moltissimi marchi dolciari, tra i piu noti M&M's, Kitekat, Twix, Bounty e Snickers oltre a cibo per animali con marchi del calibro di Chappy, Royal Canin e Sheba.

Da molti animalisti la multinazionale è considerata un marchio del terrore per la sua crudelta': la Mars infatti finanzia e usufruisce della vivisezione e a seguito dei test svolti gli animali vengono sistematicamente abbattuti.

Nel 2007 il colosso finanzia uno studio pubblicato sul Journal of Neuroscience, nel quale alcune cavie animali venivano alimentate con flavanoli del cacao e in seguito obbligate a nuotare in una miscela di acqua e vernice. Risultato??? Le cavie che riuscivano a sopravvivere venivano comunque soppresse a fine esperimento, strano premio per le piu' audaci.

Ma vi siete chiesti perche la Mars usufruisce di cavie animali anche se non appartenente al segmento farmaceutico??? Semplice, per paura di avere effetti collaterali sull'uomo.

Il dramma è che la ditta usa animali di piccola taglia perche piu facili da sterminare in massa ed usa un sistema di alimentazione forzata tramite applicazione di un tubo direttamente nella gola degli animaletti. Il procedimento prevede oltretutto che gli arti inferiori vengano mozzati e la cicatrizzazione delle arterie per impedire che si possano ribellare alle procedure previste. Una volta analizzato a fine test, l'animale viene semplicemente ucciso.

Vogliamo altresì mettere in evidenza un esperimento su un ingrediente chiamato PQQ e utilizzato nel cioccolato Mars, dove la cavia veniva rinchiusa in un box di plexiglass dalle dimensioni minori a quelle di una lattina e successivamente immerso per 5 ore all'interno di un liquido raffreddato. In questo lasso di tempo si monitorava la cavia fino a che non andava in dispnea, cioè finche non faticava a respirare.
Una volta estratto il box dal liquido, tramite l'applicazione di un catetere orale la cavia veniva somministrata forzatamente di PPQ, ripetendo il procedimento per 10 giorni prima di sezionare ed uccidere l'animale.

Altro lodevole test riguardava i conigli, forzati a nutrirsi di cacao e altri ingredienti da testare. Successivamente il cacao veniva iniettato direttamente nella vena giugolare per verificare l'effetto su tessuti muscolari e cuore.


Capita ogni giorno di sentire storie del genere, ma adesso fatevi una semplice domanda che riporta il tutto al principio dell'articolo: a voi piacerebbe che il vostro animale domestico, compagno di vita fedele, venisse trattato in questa maniera???