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UNILEVER..... REGINA DELLA VIOLENZA 0

TUTTI GLI SCANDALI DEL VATICANO | 10:58 | , , , , , , , , , , , , ,

Oggi San Tommaso si occupa ancora una volta di multinazionali. Sconosciuta ai piu' (forse.....) la UNILEVER puo' ''vantare'' un'ampia gamma di reati, dallo sfruttamento dei lavoratori ovviamente sottopagati, passando per inquinamento e test animali. Beh, che dire??? Complimenti, avete attirato la nostra attenzione. Siete pronti???                                                                       
                                                                                  
                                                                                

                                                                              STORIA

Unilever nasce nel 1930 dalla fusione di due società, l'inglese Lever Brothers e l'olandese Margarin Unie. Gli anni trascorsi tra il 1930 e i giorni nostri hanno visto questa azienda protagonista di un'ascesa ed un'espansione che l'hanno resa una tra le multinazionali più potenti sul mercato. Oggi Unilever può contare su un ventaglio di marche (nel campo dell'alimentazione, bevande, prodotti per l'igiene e per la casa) sia global che local, molte delle quali dominanti nei loro settori di vendita. È presente in 90 paesi con 200 filiali e si presenta come il gruppo più importante nel settore dei beni di largo consumo.

Oggi la multinazionale alimentare e chimica è presente in 75 paesi ed è classificata al 43° posto della graduatoria mondiale. Fattura 88.000 miliardi di dollari e impiega 267.000 persone.


                                                                             PRODOTTI

La Unilever Italia occupa i primo posto tra le imprese alimentari italiane (opera attraverso cinque società autonome che fanno capo a Unilever Italia s.p.a. e sono Sagit, Lever Fabergè, Van Den Berg, Calvin Klein Cosmetics, Diversey), è azienda leader nel mercato degli oli d'oliva, dei surgelati, del tè, delle margarine e dei gelati. Inoltre, è il più grande commerciante al mondo di the di cui è anche un grande produttore attraverso la propria filiale Brooke Bond.

Oggi è presente nei mercati di tutto il mondo con i seguenti prodotti:

•    DETERSIVI: Coccolino, Omo, Bio Presto, Svelto, Vim, Cif, Lysoform, Surf
•    SAPONETTE: Lux, Dove, Rexona
•    SPAZZOLINI: Gibbs
•    DENTIFRICI: Durban's, Benefit, lose-up Pepsodent, Mentadent
•    CREME: Leocrema, Cutex
•    SHAMPOO: Clear, Elidor, Axe, Denim, Dimension, Dove, Timotei
•    COSMETICI: Atkinson
•    PROFUMI: Fabergè, Brut 33
•    ALIMENTARI: Milkana, Gradina, Rama, Maya
•    MARMELLATA: Althea
•    GELATI: Algida, Carte d'Or, Eldorado, Magnum, Solero, Sorbetteria di Ranieri
•    SURGELATI: Findus, Genepesca, Igloo
•    OLIO: Bertolli, Dante, Friol, Maya
•    MAIONESE: Calve', Mayo', Top down
•    TE' : Lipton, TE'ati


                                                                    PARADISI FISCALI

Secondo il Rapporto annuale 2009 Unilever, la società ha filiali nei seguenti paesi: Andorra, Antigua, Bahamas, Barbados, Belize, Bahrain, Brunei, Costa Rica, Cipro, Dominica, Grenada, Guatemala, Hong Kong, Irlanda, Liberia, Lussemburgo, Malta, Isole Marshall, Mauritius, Monaco, Antille Olandesi, Panama, Filippine, Samoa, San Marino, Seychelles, Singapore, St Lucia, St Kitts e Nevis, Saint Vincent e Grenadine, Tonga, Uruguay e Vanuatu, tutti paesi che erano in lista ECRA di paradisi fiscali aziendali.


                               PRODOTTI GENETICAMENTE MODIFICATI E GELATI

La multinazionale Unilever, che controlla oltre il 40% del mercato italiano del gelato confezionato, vuole lanciare in Italia il “gelato al merluzzo” o meglio alla proteina artificiale copiata con la bioingegneria dal ´macrozoarces americanus´, una specie di merluzzo che vive nelle acque atlantiche più fredde. L’intento di Unilever è quello di abbassare così la temperatura a cui si formano i cristalli di ghiaccio e realizzare gelati con forme più complicate e più “gradevoli” alla vista, soprattutto dei bambini.
Unilever ha affermato che una miscela solida potrebbe essere creata e usata, che mantiene la forma delineata senza l'uso eccessivo di grassi e crema. La richiesta di utilizzare la tecnologia era stata presentata alla Food Standards Agency, e Unilever ha detto che la tecnologia è stata già precedentemente messa in atto negli Stati Uniti come in altre parti del mondo. La società ha sostenuto che nessun materiale OGM rimarrebbe nel prodotto finale.

Nell'ottobre 2008 Ethical Consumer ha scritto ai vertici Unilever allegando un questionario che comprendeva una domanda sull’uso o meno di una politica di modificazione genetica. L'azienda ha risposto che "Riconosciamo che l'opinione pubblica sulle biotecnologie, come ad esempio l'uso di ingredienti geneticamente modificati negli alimenti, è ancora in evoluzione e che il dibattito e il consenso dell'opinione pubblica stessa è in fasi diverse in differenti regioni del mondo. Le nostre aziende sono libere di usare ingredienti derivati da semi geneticamente modificati, che sono stati approvati dalle autorità di regolamentazione e che soddisfano i nostri standard di qualità e accettabilità’’.

Secondo la guida di Greenpeace i seguenti prodotti era stati classificati con il rating negativo applicato a "prodotti alimentari che possono contenere ingredienti geneticamente modificati o essere derivati da animali nutriti con colture geneticamente modificate": Pepperami, ragù bianco sugo lasagne, Ben & Jerry gelato, Magnum, Solero, Pollo Salse Stasera reamy, Minimilk, Bovril, Elmlea, maionese Hellman, e brodo di pollo Knorr, prosciutto salsa cremosa salsa olandese salsa, e il prezzemolo.
IL THE

Unilever, con la consociata Brooke Bond (proprio quella che si occupa del marchio Lipton) coltiva tè in paesi come l'India, il Kenya, la Tanzania, Malawi e lo Zaire per una superficie globale di circa 17'000 ettari. Le critiche vanno alle condizioni più che misere dei lavoratori come pure ai salari da fame che percepiscono.

La produzione di tè nello Sri Lanka è cominciata verso la fine del secolo scorso, quando Lipton comperò 10'000 ettari di terra. La popolazione locale si rifiutò di lavorare in quelle piantagioni così Lipton assunse lavoratori Tamil dal sud dell'India. Ma le popolazioni Tamil non sono viste di buon occhio da quelle cingalesi. Cominciarono così tutta una serie di guerre civili tra forze governative e le cosiddette " tigri di liberazione Tamil " (che tutt'ora affliggono il paese).

Sono circa mezzo milione i Tamil che lavorano oggi nelle piantagioni della Unilever, senza diritti politici, senza patria, al limite della soglia di povertà, emarginati dal governo cingalese, come ogni minoranza etnica e non del resto. La tragica situazione dello Sri Lanka affonda le sue radici nel periodo coloniale, in cui la coltivazione del tè ha creato ingiustizie strutturali che permangono tutt'ora : il tè Lipton rimane la memoria e il simbolo di queste ingiustizie.


                                                            RITORSIONE SUI LAVORATORI

Unilever ha filiali in paesi con regimi oppressivi come il Brasile, la Colombia, l'Egitto, l'El Salvador, il Guatemala, Honduras, l'India, l'Indonesia, il Kenya, il Messico, il Marocco, il Perù, le Filippine, il Senegal, lo Sri Lanka, la Turchia e l 'Uganda.

•    RELAZIONI SINDACALI: nel Giugno 89 i lavoratori della Gessy Lever a San Paolo, Brasile, occuparono la fabbrica per rivendicare paghe e condizioni di lavoro migliori; 87 di loro furono licenziati. Sebbene poi i lavoratori ricevettero un aumento di paga, la direzione mancò di riconoscere il consiglio di fabbrica eletto dai lavoratori.

•    SALARI E CONDIZIONI DI LAVORO: nel 1988 membri del sindacato dei lavoratori nella fabbrica Elida Gibbs in Sudafrica scioperarono per il salario minimo. La direzione aziendale ottenne un ordine dalla Corte Suprema che reprimeva i membri del sindacato dall'interferire con la produzione e distribuzione di merci. (Comunque, il sindacato ultimamente ha vinto la sua rivendicazione per un salario minimo mensile di R 195).

Unilever è uno dei massimi responsabili delle gravi condizioni in cui versano milioni di contadini del sud del mondo perchè i suoi metodi commerciali, totalmente ispirati ad una logica di profitto, non garantiscono guadagni dignitosi.

Secondo il sindacato internazionale degli alimentaristi, la controllata Brooke Bond continua a strappare ingenti profitti dalla sua piantagione keniota Sulmac, la più grande del mondo, ove impiega oltre 5000 lavoratori a tempo pieno. Le condizioni di lavoro sono state definite "da manuale del colonialismo".

Secondo il rapporto 2005 di ActionAid 'Power Hungry’ i vertici Unilever sono stati complici di lavoro minorile in Andhra Pradesh, in India. La pubblicazione ha dichiarato che ci sono stati 82.875 i bambini impiegati in aziende agricole di semi di cotone nello stato Indiano meridionale nel 2003-2004 - e che 12.375 dei bambini ha lavorato in aziende multinazionali come la fornitura di Unilever.

Il rapporto sostiene che molti erano bambini lavoratori sotto i 10 anni, l'85% erano ragazze, e earnt un salario medio giornaliero di 14-25 rupie. Molti sono stati gli immigrati da caste basse, che sono stati venduti in schiavitù per debiti. I bambini erano soliti subire l’impollinazione incrociata di fiori di cotone a mano per un massimo di 13 ore al giorno, e nel processo sono stati esposti a effetti di pesticidi tossici. Dormitori comuni allocati in piccole capanne erano l’alloggio piu’ usuale, ove si lamentava mal di testa, nausea e convulsioni dovuti alle sostanze chimiche inalate.

Unilever, in Indonesia, Malawi e Kenya, è stato accusato di assumere personale con un contratto temporaneo il che comporta un peggioramento della paga e una diminuzione dei diritti fondamentali, per esempio, pensioni e accesso alle cure mediche. Unilever è stato detto per tenere conto di più del 70% delle esportazioni di tè indonesiano, ed è stato dichiarato  "altamente probabile" che l'azienda influenzato i prezzi nella regione.

Per parlare di casa nostra, infine, nel dicembre del 2007 l'azienda ha licenziato ben 1000 lavoratori della provincia di Cagliari, che hanno risposto con manifestazioni e cortei. Gli operai sostenevano che le motivazioni fossero insufficienti, a fronte di forti incrementi di produttività (sforzi certificati e premiati in ambito internazionale) concretizzati senza innalzare i costi.


                                                                        INQUINAMENTO

La compagnia è stata multata per 5.000 sterline nel 1990 causa il rilascio di 50 tonnellate di acido solforico concentrato dalla sua fabbrica Crossfield Chemicals a Warrington (Gran Bretagna). Secondo il Registro dell'Autorità Nazionale dei Fiumi, nel periodo Gennaio-Marzo 1991 la compagnia ha superato gli scarichi consentiti tre o più volte. Inoltre, tra l'1-9-1989 e il 31-8-1991 la compagnia fu dichiarata colpevole di inquinamento delle acque.

Unilever è stata accusata nel 2008 da Greenpeace per avere contribuito alla deforestazione della foresta pluviale indonesiana acquistando olio di palma da fornitori che non si sarebbero occupati di salvaguardare l'ambiente. L'azienda ha risposto rivelando i suoi obiettivi di acquisto di olio di palma da fornitori certificati entro il 2015.

In India la filiale di Unilever Hindustan Lever è stata accusata di inquinamento ambientale in una zona protetta del sud del paese per avere abusivamente scaricato scarti tossici di mercurio derivanti dalla produzione di termometri.


                                                                       TEST ANIMALI

Per ultimo, ma non ultimo per gravità, quasi tutti i cosmetici della Unilever sono testati sugli animali.

Unilever era su una lista di 'aziende che testano i propri prodotti sugli animali come, per esempio, prodotti di igiene intima e prodotti per la casa che sono stati testati su cavie anche se non richiesto dalla legge.

L'edizione 2009 del Bollettino ‘’Uncaged Campagne’’ dichiarava che vivisettori da Unilever siano stati coinvolti nel 'sacrificio' di 128 topi in un ripetersi di test d’avvelenamento utilizzando ingredienti chimici quali butilparaben e metilparaben.


Le sostanze chimiche coinvolte venne somministrato agli animali come '’cibo di tutti i giorni’’, più veniva effettuato il prelievo di campioni di sangue con un metodo chiamato '’emorragia retro-orbitale’'. Si tratta di una procedura estrema che coinvolge la puntura della cavità oculare. Secondo l'articolo, non vi è stata applicata condanna alcuna per questo metodo d’esaminazione, avvallando dunque l'estrema brutalità di questo test.

Nel Febbraio 1992 Mid Somerset Earth First! lanciò il boicottaggio della Unilever e dei suoi prodotti dietetici integrali, alla luce dei test sugli animali e del comportamento globale verso l'ambiente.
Secondo un comunicato stampa della Humane Society degli Stati Uniti, del 23 agosto 2006, una campagna era stata lanciata per chiedere a 'Ben & Jerry', di proprieta’ Unilever, di smettere l’uso di uova provenienti da allevamenti di pollame in batteria per produrre il proprio gelato. La società assicuro’ di effettuare tale modifica e passare a uova di gallian ruspante, senza pero mai portare a termine tale promessa.     






                                             COMMERCIALIZZAZIONE IRRESPONSABILE

Unipath, filiale della Unilever, è stata criticata da Maternity Alliance per l'offerta di una fornitura mensile di un complesso vitaminico insieme ai kit per il test della gravidanza. I gruppi fanno notare che nel 1990 il Dipartimento della Sanità consigliò alle donne gravide di evitare di prendere integratori dietetici che includono la vitamina A, a causa dei pericoli di difetti nel nascituro.




fonti   1   2   3   4   5


Altissima tensione davanti alla Green Hill 0

TUTTI GLI SCANDALI DEL VATICANO | 08:01 | , , , , , , ,

Medicati e subito dimessi i protagonisti di un episodio specchio del nervosismo che aleggia attorno all'azienda che svezza cani destinati alla vivisezione. Un dipendente dell'allevamento investe due attivisti del presidio e viene aggredito dai manifestanti. Tutti e tre finiscono in ospedale



È bastata una banale provocazione, forse una parola di troppo ad accendere la «polveriera» trasformando in scontro fisico la tensione latente che aleggiava da giorni attorno al presidio di Green Hill di Montichiari.
Alla fine, grazie al tempestivo intervento di carabinieri e Polizia locale, tutto si è risolto con tre persone lievemente ferite e uno scambio di querele incrociato fra un dipendente dell'allevamento di beagle destinati alla vivisezione e due animalisti.

STANDO ALLE TESTIMONIANZE raccolte dai militari della stazione di Montichiari, peraltro molto contrastanti fra loro, la posizione giudiziaria più delicata sarebbe dell'addetto della Green Hill che avrebbe proditoriamente urtato con l'auto due dimostranti.
Un comportamento dettato forse dalla paura di essere aggredito che - stando sempre alla prima ricostruzione dei carabinieri - avrebbe scatenato la reazione di altri manifestanti che avrebbero malmenato il dipendente della struttura del colle di San Zeno. Nulla di grave, comunque. Alla fine tutti i protagonisti dell'episodio poco edificante hanno dovuto ricorrere alle cure del pronto soccorso. I due attivisti sono stati medicati e dimessi con prognosi variabili dai 10 ai 15 giorni a Desenzano. Prognosi di guarigione di una settimana anche per il dipendente della Green Hill che, per ovvie ragioni, ha preferito farsi visitare all'ospedale di Montichiari.
Tutto è cominciato attorno alle 14, quando gli animalisti in presidio permanente per ottonere la chiusura della fabbrica di cavie hanno chiesto l'intervento di Polizia locale e carabinieri denunciando che un'automobile aveva cercato di investirli nei pressi della strada che porta sul colle di San Zeno, prima di allontanarsi.

IN ATTESA DELL'ARRIVO delle forze dell'ordine la situazione è degenerata: alcuni manifestanti esasperati dal pericolo corso poco prima avrebbero cominciato a discutere con il dipendente della Green Hill. Dalle parole si sarebbe passati agli insulti e infine alle minacce. A quel punto, stando alla denuncia degli animalisti, due dimostranti sarebbero stati urtati volontariamente dall'utilitaria guidata dall'addetto dell'allevamento di beagle. In quel momento la situazione è degenerata con l'aggressione sedata dall'arrivo dei vigili e dei carabinieri. Tornata la calma, per tutto il pomeriggio nella caserma dell'Arma sono sfilati i testimoni dell'episodio, che avrà un'inevitabile coda giudiziaria. Gli attivisti del coordinamento Fermare Green Hill hanno denunciato ai carabinieri di essere preoccupati perchè spesso vengono spiati da persone non meglio identificate. Nonostante l'accaduto, però, il presidio non smobilita, anzi per Capodanno sono attesi rinforzi per dare corpo a una protesta che ha già raggiunto risultati incisivi.

A METÀ GENNAIO, praticamente in contemporanea, approderanno in parlamento e in Consiglio regionale due proposte di legge per l'abolizione sul territorio nazionale degli allevamenti di animali per esperimenti scientifici. L'iter del Pirellone, dove si è già trovata un'intesa bi-partisan, potrebbe battere in velocità quello di Camera e Senato. Emblematica a questo proposito la dichiarazione congiunta del Governatore della Lombardia Roberto Formigoni e del presidente del Consiglio regionale Davide Boni: «Chiuderemo in tempi brevi un allevamento diventato la vergogna della Lombardia».
Il provvedimento che metterebbe fuori legge la struttura della multinazionale Marshall, sarebbe abbinato a un piano di ricollocamento dei 30 dipendenti di Montichiari. La dismissione dell'allevamento, insomma, non avrebbe ripercussioni occupazionali.




fonte

Lotta contro la vivisezione, prima condanna in Italia per un laboratorio fuorilegge 0

TUTTI GLI SCANDALI DEL VATICANO | 09:57 | , , , ,

Quattro mesi di carcere per un imprenditore che in pochi anni ha compiuto oltre 1300 esperimenti illegali sugli animali. "Questa condanna è particolarmente importante perché è emessa per un caso di sperimentazione illegale – spiega la Lav - e perché conferma che tutti gli animali sono oggi oggetto della normativa penale sul maltrattamento (legge 189 del 2004), senza distinzione alcuna, anche se oggetto di attività speciale, come in questo caso la sperimentazione animale''
Prima storica condanna in Italia a un laboratorio illegale di vivisezione. Il procedimento penale che ha fruttato una condanna a 4 mesi di carcere per un imprenditore di Mirandola (Modena) è scaturito a seguito dell’intervento delle Guardie zoofile della Lav, coadiuvate dalla Guardia di Finanza, nel gennaio 2011 a cui era anche seguito il sequestro dei più di duecento animali presenti, detenuti miseramente in scaffali di stabulazione, poi salvati dalla associazione animalista.

Nei locali posti sotto sequestro quasi un anno fa erano stati compiuti più di 1300 esperimenti fuorilegge di biocompatibilità e sperimentati oltre 500 sostanze medicinali torturando fino alla morte cavie conigli e criceti.

E come se non bastasse, le operazioni dell’imprenditore modenese sono state affiancate, come scrive la Lav in un comunicato, dall’Università di Modena che ha di fatto prestato il suo nome a un privato che compiva esperimenti abusivi al fine di mettere a punto materiali e dispositivi medici all’interno di una vera e propria cascina, un casolare di campagna in condizione igienico-sanitarie assolutamente precarie.

”Un reato gravissimo, sia per le sofferenze inflitte agli animali sia per l’assenza di garanzie che un laboratorio clandestino può offrire alla collettività, e per il quale dunque avremmo voluto una pena ben più severa – afferma la Lega AntiVivisezione Emilia Romagna – Questa condanna è particolarmente importante perché è la prima emessa in Italia per un caso di sperimentazione illegale e, inoltre, perché conferma che tutti gli animali sono oggi oggetto della normativa penale sul maltrattamento (legge 189 del 2004), senza distinzione alcuna, anche se oggetto di attività speciale, come in questo caso la sperimentazione animale”.

L’episodio si aggiunge ad una lunga e significativa serie di battaglie animaliste contro la vivisezione non più solo ideali ma reali che sta portando i primi importanti risultati. Come ad esempio  l’allevamento lager di cani e roditori destinati al laboratori di vivisezione Stefano Morini di San Polo d’ Enza (RE), chiuso nel 2010, in piedi fin dal 1953 dopo la formazione di uno speciale coordinamento animalista dal nome programmatico “Chiudere Morini” attivo dal 2002.

Altro obiettivo recente delle associazioni, già riportato sul fattoquotidiano.it, è stata la richiesta di chiusura per la Green Hill in provincia di Brescia, altro allevamento lager candidato ad essere uno dei più grossi d’Europa e acquistato da pochi anni dall’azienda americana Marshall Farm Inc., la più grande “fabbrica di cani” da laboratorio al mondo.

Da Montichiari, piccolo e anonimo comune bresciano partono così le cavie vive, in grossa parte inermi cani beagle, destinate ai laboratori di tutto il mondo, dall’America alla Cina, anche se la parte più cospicua di quegli animali resta in Europa.

Carismatiche e bipartisan le figure impegnate in questa lotta: l’ex ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla, che si era già impegnata per finanziare i metodi alternativi alla vivisezione, e l’eurodeputato Idv Andrea Zanoni, che ha depositato un’interrogazione alla Commissione europea per fare luce sulle inadempienze e sui maltrattamenti di Green Hill denunciati dagli animalisti: “Se il canile lager non rispetta le regole allora deve chiudere per sempre”.

Battaglia delle associazioni animaliste, quanto azione del corpo forestale dello stato, è anche la lotta in Emilia Romagna contro il commercio clandestino di cuccioli provenienti dall’est europeo, in massima parte da Ungheria, Repubblica Slovacca, Romania. Un mercato illegale da 300 milioni di euro,  giocato sulla pelle di poveri cani ammassati nei lunghissimi trasporti sottoposti a vaccinazioni ripetute o non vaccinati del tutto, contando su un’organizzazione capillare dei trafficanti che coinvolge allevatori, trasportatori, veterinari e negozianti apparentemente regolari.

Parecchie le azioni del corpo forestale andate a buon fine, anche di recente: il sequestro di cani a Reggio Emilia provenienti dall’Ungheria, o quella condotta dal nucleo della polizia zoofila di Formigine (Mo) contro una sedicente fattoria didattica che ammassava 356 cani di tutte le razze costretti in anguste gabbiate da conigli, provenienti dagli stessi traffici illeciti.

La nota lieta arriva infine dalla battaglia compiuta contro Green Hill: la nuova mascotte del movimento animalista è Tobia, giovane cucciolo di Beagle recentemente salvato dal tavolo operatorio bresciano della multinazionale americana.


FONTE

l'inganno della philip morris 0

TUTTI GLI SCANDALI DEL VATICANO | 05:54 | , , , , , ,




Oggi San Tommaso vi parla di Altria GroupInc. (precedentementePhilip Morris Companies Inc.), 
una delle più grandi corporazioni del mondo in settori quali gli alimenti,tabacco e bibite.
Altria è ilnuovo nome della holding capogruppo delle societa’ Kraft Foods, Philip Morris International e Philip Morris USA.
Il marchio Kraft Foods rimarrà ancora il nomedella seconda più importante industria alimentare al mondo; l'industria deltabacco internazionale appartenente ad Altria Group continuerà ad esserechiamata Philip Morris International,e Philip Morris USA continueràad essere il nome della più importante industria del tabacco negli Stati Uniti,e molti dei suoi prodotti sono tutt'oggi commercializzati anche in Italia.
PhilipMorris International è una delle società di tabacco leader nel mondo, tanto cheattualmente controlla il 15,6% del mercato internazionale di sigarette, conoltre 75.000 dipendenti. I suoi prodotti vengono realizzati in oltre 58fabbriche e sono venduti in circa 160 Paesi 




COMPORTAMENTI DELLA MULTINAZIONALE

Fino al 1999la Philip Morris ha cercato di nascondere i legami tra il fumo e i danniderivanti dal fumo "passivo", ma Ethical Consumer ResearchAssociation comunica nel suo rapporto 1998-1999 che Philip Morris, assiemead altre multinazionali del tabacco, è stata condannata nel 1997 a sborsare 206milioni di dollari per 25 anni come risarcimento per le spese sostenute daimalati per cause legate al fumo
Lamultinazionale americana è tra l’altro la maggiore responsabile dela morte di 4,2 milionidi persone ogni anno nel mondo per malattie legate al fumo.
Il marchio Kraftsi è scorporata dal gruppo Altria a causa della cattiva immagine che PhilipMorris conserva nel mondo, avendo essa nascosto per molti anni il grado elevatodi nocività delle proprie sigarette. Questo comportamento infatti le è costatocondanne da più Tribunali e il risarcimento dei danni che molti fumatori hannosubito. Doveroso è aggiungere che Philip Morris è responsabile di unapubblicità aggressiva nei confronti dei giovani del Sul del mondo che sonoindotti a fumare (Fonte: Guida la consumo critico, Centro Nuovo Modello diSviluppo. EMI, Bologna, 2008).
Altria hainoltre sovvenzionato gruppi sosyenitori del fatto che il riscaldamento globaleè un mito o un fatto non economico per poter essere preso in considerazione





 CONFLITTO DI INTERESSE SULLA RICERCA



Sembra ormaiprovato che i potenti interessi industriali minano l’integrità della ricercaepidemiologica sui pericoli e sui rischi ambientali.
Di estremorilievo è il caso riguardante il Dott.Ragnar Rylander, professore svedese di Salute ambientale all’Università diGothenburg che ha lavorato per decenni come consulente a contratto perl’industria del tabacco Philip Morris senza riferire del suo rapporto con talecompagnia o senza dichiarare i conflitti di interessi nella sua ricerca.
Come loroconsulente, Rylander ha ricevuto una sostanziale somma di denaro per il suolavoro e per la sua ricerca. La legge svedese richiede ai ricercatoriaccademici di riportare i loro ingaggi esterni e i loro datori di lavoro decidonose la commissione esterna sia accettabile o comporti un conflitto di interessi.
Pertrent’anni Rylander ha tenuto segreto il suo impegno di consulente ai suoidatori di lavoro, tra cui l’EPA svedese e due università. Allo stesso tempoegli ha discusso tutta la sua ricerca correlata al tabacco con la PhilipMorris, ma non con le università o con il pubblico. Nel 2002 Rylander hadichiarato: “Non sono mai statoconsulente della Philip Morris”. Due mesi più tardi il contratto diconsulenza è stato scoperto negli Archivi della Philip Morris ed è stato resopubblico.
La ricercaevidenzia che “Sebbene ci sia unacrescente sensibilità scientifica e pubblica verso la validità scientifica e leimplicazioni di salute pubblica dei lavori finanziati dall’industria deltabacco, le prove indicano che altre industrie, come quella chimica, stannoancora distorcendo la ricerca epidemiologica, soprattutto nel settore delcancro”.
I programmidell'industria del tabacco presentano tre lacune di rilievo:
  • L'industria non spende una sola parola sui danni alla salute derivanti dal consumo di tabacco. Per contro è ormai assodato, fin dal rapporto "Reducing the Health Consequences of Smoking" dell'Ufficio sanitario degli Stati Uniti del 1964, che il fumo è devastante per la salute.
  • In base a un nuovo studio di cui dà notizia l'Independent, le principalicompagnie dell'industria del tabacco sono accusate di aver dato informazionifalse ai consumatori sulla sicurezza degli additivi usati per la realizzazionedelle sigarette. In particolare lo studio realizzato dall'Università dellaCalifornia rimprovera alla Philp Morris di aver "oscurato i dati relativialla tossicità degli additivi". Incriminati sono oltre 300 additiviutilizzati per migliorare il sapore delle sigarette e dieci anni fa la PhilipMorris presentò un rapporto, intitolato Project Mix, in cui si concludeva"che non ci sono prove di sostanziale tossicità" degli additivi inquestione. Il rapporto, dice lo studio dell'Università della California, nonpresenta prove circostanziali e manca deliberamente di rivelare i pericoliconnessi a tali additivi. Anzi, secondo lo studio, il ricorso a simili additiviaumentava del 20% i livelli di almeno 15 componenti crimini cancerogeni.
  • L'industria non spende una sola parola per spiegare che la nicotina crea dipendenza, nonostante che non sussista ormai nessun dubbio in proposito, come ha spiegato, nel 1988, l'Ufficio sanitario degli Stati Uniti, nel rapporto "The Health Consequences of Smoking: Nicotine Addiction".
  • L'industria non spende una sola parola per spiegare con quale forza la pubblicità e le sponsorizzazioni possano influenzare bambini e giovani. Infatti più del 90 percento dei bambini di sei anni degli Stati Uniti sa attribuire giustamente il fumetto di Joe Camel alla pubblicità delle sigarette. Come ogni pubblicità, anche la pubblicità delle sigarette si propone di rilanciare i consumi e acquisire nuovi acquirenti.
Nelcontempo, i fabbricanti di sigarette si contrappongono ostinatamente a tutte lemisure che, in modo verificato, tengono lontano i giovani dal consumo deltabacco.




SCOPI POLITICI



Con i lorocosiddetti "programmi diprevenzione per i giovani" i produttori di sigarette cercano dirifarsi della loro cattiva reputazione davanti all'opinione pubblica econtemporaneamente si contrappongono a leggi efficaci, che regolino il consumodel tabacco. Fin dall'inizio, l'industria del tabacco ha sfruttato i"programmi di prevenzione" per i suoi fini politici.
I "programmi di prevenzione"dovrebbero dare l'impressione che l'industria del tabacco si occupi seriamentedell'abitudine di fumare dei giovani. Le multinazionali del tabacco voglionomostrarsi all'opinione pubblica come "imprenditori responsabili". Cosache, in qualche caso, è loro riuscita, come mostrano i seguenti esempi.
Negli StatiUniti, la Lorillard Tobacco Company(per importanza, il quinto produttore di tabacco degli USA), nell'ambitodell'iniziativa "Tobacco is WhackoIf You're A Teen" può presentare, ad es. in MTV, degli spotpubblicitari in trasmissioni televisive, in cui normalmente un produttore disigarette non c'entra per niente. Molti di questi spot inducono gli adolescentia visitare il sito della Lorillard, dove trovano questionari da compilare econcorsi a premi. In questo modo la Lorillard, con un pretesto a dir pocoingannevole, continua a procurarsi informazioni di marketing su giovani che sisentono coinvolti dagli spot pubblicitari della ditta stessa. Le domandeinfatti si discostano totalmete dall’argomento tabacco in quanto focalizzano leattenzioni su idoli giovanili, giochi preferito o luoghi di svago e vacanze.  
In Poloniala Philip Morris ha sperimentato in settanta scuole il programma "Can I do it?" e, stando ainformazioni fornite dalla compagnia stessa, essa intende, entro il 2004,coinvolgervi più del 90 percento delle scuole ceche; l'iniziativa è inoltresostenuta dal Ministero dell'educazione e dall'associazione dei genitori dellaRepubblica ceca. Tramite questi "programmi di prevenzione" la PhilipMorris ha potuto stringere un po' dovunque contatti con organizzazioni cheavrebbero altrimenti preso le distanze dall'industria del tabacco, comeMinisteri della salute, dell'educazione, della gioventù e dello sport ed anchedell'ambiente o della giustizia.
Si pensi chein Germania l'Unione delle industrie di sigarette (rappresentante marchi delcalibro di  Philip Morris, BritishAmerican Tobacco e Reemtsma) nel marzo 2002 ha raggiunto un accordo con ilMinistero federale della salute per finanziare programmi per promuoverel'abitudine a non fumare fra bambini e ragazzi.. Le industrie delle sigarettesi impegnano a versare complessivamente 11,8 milioni di euro in un periodo dicinque anni.
Il Governofederale con questo accordo non si è assunto nessun obbligo politico neiconfronti dell'industria del tabacco, come sottolineato da Marion Caspers-Merk,incaricata del governo federale per il problema delle droghe, pero’ l'industriadel tabacco è riuscita in questo modo a collegarsi al Governo federale e a dareverso l'esterno un "preciso segnale nel senso della prevenzione deltabagismo fra bambini e ragazzi". Inoltre la Repubblica federale tedesca,all'inizio di dicembre del 2002, nel Consiglio dei ministri dell'UE ha votatocontro la nuova direttiva sulla pubblicità e le sponsorizzazioni dei tabacchi eha preteso minori restrizioni per lapubblicità del tabacco nella stampa.
Tramite i "programmi di prevenzione" leindustrie del tabacco hanno potuto stringere un po' dovunque contatti conorganizzazioni che avrebbero altrimenti preso le distanze dall'industria deltabacco, come Ministeri della salute, dell'educazione, della gioventù e dellosport ed anche dell'ambiente o della giustizia.
Le multinazionalidel tabacco hanno inoltre istituito "programmidi prevenzione" per raggirare limitazioni legislative del consumo ditabacco. Questi dovrebbero infatti diffondere l'impressione che l'industria deltabacco stia già facendo molto per tenere i giovani lontano dal fumo. Nonsarebbero pertanto necessari, sostiene l'industria del tabacco, né divietodella pubblicità, né aumento della tassazione sul tabacco né prescrizioni atutela dei non fumatori.




RESPONSABILITA'



Il TobaccoInstitute (finanziato dalle maggiori imprese statunitensi delle sigarette) nel1991 ha illustrato, in un documento di discussione, la "strategiapiuttosto facile":
  • in un primo momento l'industria delle sigarette sostiene che il motivo per cui i ragazzi cominciano a fumare non sarebbe la pubblicità, bensì l'influenza del gruppo dei coetanei.
  • in un secondo momento i produttori di sigarette scaricano le responsabilità su genitori, insegnanti l'autorità in materia di sanità pubblica. Se i ragazzi non riescono a contrastare la pressione del gruppo e hanno iniziato a fumare, allora genitori e insegnanti sarebbero incapaci di tutelare i figli dall'influenza negativa dei coetanei.
Fa partedella stessa strategia la raccomandazione del limite d'età a 18 anni, per lavendita di tabacchi; in Svizzera, l'analoga iniziativa si chiama "CampagnaOK" e dovrebbe impedire la vendita di sigarette ai più giovani. Attraversoun limite d'età fissato per legge, l'industria delle sigarette svia nuovamentel'attenzione dall'influenza della pubblicità e delle promozioni. Ecco che peril gran numero di adolescenti fumatori non dovrebbero più essere responsabili iproduttori di sigarette, bensì genitori e autorità pubbliche.






IL DANNO DEI PROGRAMMI DI PREVENZIONE

 
Un team diricercatori statunitensi ha analizzato 496 documenti interni dell'industria deltabacco, che affrontano direttamente il tema dei "programmi diprevenzione" giungendo alle seguenti conclusioni:
  • i cosiddetti "programmi di prevenzione" delle multinazionali del tabacco non contribuiscono affatto a ridurre il consumo di tabacco. Il team di ricercatori non ha individuato una sola prova di possibile efficacia. Infatti quando l'industria parla di "successi", si tratta di asserzioni non comprovate.
  • spesso questi "programmi di prevenzione" ostacolano la messa in funzione di misure preventive efficaci. Genitori e politici possono ricevere l'impressione sbagliata che le industrie delle sigarette vogliano assumersi le loro responsabilità nei confronti dei giovani e agire esse stesse contro la diffusione del fumo fra i ragazzi.
  • "programmi di prevenzione" di questo tipo ottengono esattamente il risultato inverso e avvantaggiano indirettamente la promozione del tabacco. Quando la Philip Morris distribuisce una sua documentazione in quasi tutte le scuole polacche, riesce a far conoscere a tutti i bambini dell'intero Paese il suo logo e il suo simbolo. E il fumo poi, arricchito da un divieto, diventa particolarmente interessante per i ragazzi.




LA MULTINAZIONALE CONTRO I GOVERNI


Nel 2011 la Philip Morris, che si arricchisce contribuendo a far morire milioni di persone nel mondo, ha fatto causa al governo australiano in seguito alla decisione di quest’ultimo di bandire ogni tipo di marchio commerciale dai pacchetti di sigarette venduti nel paese a partire da dicembre 2012. Canberra ha definito la legge «una misura storica nella tutela della salute pubblica», ma Philip Morris Asia non è d’accordo e ritiene anzi che la legge abbia violato un contratto di investimento bilaterale siglato a Hong Kong. Inoltre l’affiliata Philip Morris Ltd, attiva in Australia, citerà in giudizio il governo per violazione delle leggi nazionali.
Philip Morris è convinta che togliere il marchio dai pacchetti di sigarette farà diminuire i profitti e agevolerà l’ingresso nel mercato di marchi contraffatti. «Il governo ha approvato questa legge pur non potendo dimostrare che servirà a far calare i consumi di sigarette», ha affermato una portavoce del gigante del tabacco. «E ha intenzionalmente ignorato le diffuse preoccupazioni legali che hanno accompagnato la genesi di questa legge». Per questo Philip Morris chiede la sospensione della norma, o in alternativa un risarcimento di miliardi di dollari.
In base alle nuove norme, sui pacchetti di sigarette dovranno essere scritti il marchio e il nome del prodotto in caratteri uguali per tutti e in un colore standard. Inoltre verranno raffigurate immagini crude di malattie provocate dal fumo. Il ministro della Sanità australiano, signora Nicola Roxon, ha sottolineato che «mentre le aziende del tabacco cercano di tutelare i loro guadagni noi cerchiamo di tutelare vite umane». «I pacchetti sono uno degli ultimi strumenti di marketing con cui le aziende reclutano nuovi consumatori per i loro mortiferi prodotti», ha aggiunto il ministro, «In futuro però i pacchetti serviranno solo per ricordare i devastanti effetti del fumo sulla salute».



LE CAVIE DELLA NICOTINA



La cavia piu famosa in questo senso risulta essere ilchitarrista Slash (nato in Inghilterra nel 1965) proveniente da una famiglia adir poco benestante: furono il padre (disegnatore grafico per album, fral'altro, di Neil Young e Joni Mitchell) e la madre (disegnatrice divestiti e arredi per scenografie cinematografiche) a portarlo a Los Angelesdove, non ancora maggiorenne, abbandonò la famiglia dandosi al vagabondaggio eal teppismo (per sopravvivere fece anche da uomo-test per la Philip Morris:doveva fumare tre pacchetti di sigarette al giorno per poi sottoporsi a variesami, e con quello che gli davano si comprava da mangiare e il poco di resto). 

Ma come per tutte le Multinazionali che si rispettano, anche la Philip Morris usa animali per provare la non dannosita' della nicotina.
Infatti si registra un boicottaggio promosso dall'Unione Britannica per l'abolizione della vivisezione: si accusa la Philip Morris, insieme ad altre grandi compagnie del tabacco, di testare la nicotina (o nuovi tipi di sigarette) su galli, cani, scimmie e animali in genere, al fine di dimostrare che il fumo non è dannoso come diciarato.
Il benzopirene iniettato sotto la pelle di cavie in dosi superiori a quelle contenute in una sigaretta, come spesso avviene, provoca tumori dopo 14 settimane nella metà degli animali, e "ammala" il 98% del totale in circa 6 mesi.
Si denuncia il fatto che alcuni polli esposti al fumo passivo hanno sviluppato, a causa del benzopirene, delle placche aterosclerotiche, lungo le loro arterie, simili a quelle umane. Nicotina e monossido di carbonio producono gli stessi effetti.
E' doveroso aggiungere che anche la Kraft, come sappiamo facente parte della stessa holding della Philip Morris, è stata criticata per aver fatto dei test su gatti per studiare un tipo di caffè non nocivo allo stomanco.












FONTE 1
FONTE 2
FONTE 3 
FONTE 4 
FONTE 5